MONASTERO DI BADIA CAVANA
A una ventina di chilometri da Parma, poco oltre l’abitato di Langhirano e prospiciente l’omonimo torrente, sorge il monastero vallombrosano di Badia Cavana che conserva, dell’impianto originario, la chiesa, dedicata in origine a san Basilide, e ora intitolata a san Michele, e parte dell’antico chiostro inserito in un edificio a uso rustico. Memoria delle vicende che hanno interessato il complesso è piuttosto scarsa a causa della dispersione dell’archivio abbaziale negli archivi vescovili e di stato di Parma e di Reggio Emilia e pochi sono i documenti che riescono a far luce sulla sua fondazione: il più antico documento che ricorda l’abbazia è un privilegio del pontefice Pasquale II del 1115.
Il monastero è voluto da Bernardo degli Uberti, vescovo di Parma dal 1106, legato apostolico di Pasquale II e consigliere di Matilde di Canossa, e l’arco cronologico in cui collocare la fondazione si attesta fra la data d’inizio del suo episcopato e il 1115: la creazione di una comunità vallombrosana nel Parmense s’inserisce in un ampio programma portato avanti dal pontefice e da Matilde di Canossa, impegnati nel diffondere gli ideali di riforma religiosa. Il monastero appartiene all’ordine vallombrosano fino alla fine del Cinquecento, periodo in cui comincia la decadenza. Dell’impianto originario rimane il nartece riconducibile agli inizi del XII secolo, dove spicca la presenza di notevoli capitelli in pietra arenaria con simboli degli evangelisti e intrecci vegetali attribuiti al maestro autore di alcuni capitelli nel matroneo della cattedrale di Parma: pure al XII secolo risale il chiostro che mantiene invariata la planimetria originaria, il portale d’accesso alla chiesa e la sala del refettorio in cui sono ancora visibili due archivolti in arenaria sorretti da sottili colonne. (F.D.)

I testi sono tratti da: Per antichi cammini. Il Medioevo a Parma e provincia. Milano, Silvana Editoriale, 2003.