Un giardino di preghiera


Nelle tante chiese romaniche che ne sono fornite, la cripta è luogo privilegiato e intimo della memoria dei santi locali, “confessori della fede”, di cui custodisce sovente le reliquie. Per questo la cripta è detta anche confessione, ed è così chiamata anche quella della Cattedrale di Parma in vari documenti.

Mentre la chiesa superiore nasce per accogliere le grandi assemblee, quella inferiore è di solito più raccolta: a Parma la cripta occupa tutta la terminazione orientale triconca del Duomo.

Una fitta selva di colonne in marmi preziosi, probabili spoglie della città romana qui reimpiegate a sottolineare anche un’ideale continuità col mondo antico, coronate da capitelli a foglie d’acanto dell’XI secolo, sostiene le volte a crociera su cui si alza il presbiterio.

Se ogni colonna col suo capitello è un albero e se la cripta è luogo di raccoglimento e di preghiera, l’insieme suggerisce l’immagine del giardino in cui il Maestro si ritirava a pregare, il Getsemani, luogo della lotta interiore di Gesù di fronte al calice amaro dell’imminente passione.

Nel grembo della mater ecclesia riposa il corpo di san Bernardo degli Uberti, Vescovo di Parma dal 1106 al 1133, patrono della Diocesi. Sul fondo dell’abside meridionale della confessione, sopra l’urna in cui sono conservate le sue venerate reliquie, è posta la statua marmorea del santo rappresentato seduto, vestito di piviale, con libro nella sinistra e in atto benedicente, affiancato da due putti che reggono mitra e pastorale, le insegne episcopali. Il monumento, eseguito nel 1544 da Prospero e Girolamo Clementi su disegno di Girolamo Bèdoli Mazzola, venne rimaneggiato nel Settecento e tutta la cappella fu ornata di stucchi.

Dal braccio orientale della cripta si accede a due preziose cappelle del XV secolo.