Il Sacello di San Paolo


L’area urbana nella quale il Sacello si iscrive è quella ai margini delle mura settentrionali della città tardo-romana. Il nucleo monastico originario – infatti –, quello occupato a oggi dalla sede della pinacoteca G. Stuard, si modellava secondo l’ordito viario romano.

I rilievi condotti consentono di qualificare la cella come la struttura più antica dell’intero complesso monastico di San Paolo e anche dell’insediamento medioevale extra moenia, a settentrione della città.

Si è potuto appurare come l’architettura insista su di un sostrato edilizio più antico tale da individuare i residui di una domus tardo-antica.

L’ambiente si presenta a pianta quadrilatera (5,10 ¥ 4,90 m) e ha una struttura quasi quadrata, anzi cubica, alla linea d’imposta della cupola, (l’altezza in chiave di volta è intorno agli 8 m). Quattro grandi pilastri a sezione circolare in laterizio, collocati agli angoli, reggono altrettanti archi a tutto sesto e ad ampia ghiera in mattoni. Sopra di essi si sviluppa la cupola, che ha la forma di una perfetta calotta emisferica formata da corsi di mattoni concentrici. Essa è raccordata agli angoli da quattro pennacchi a conchiglia composti di laterizi di dimensioni a scalare sino a formare un disegno “a ventaglio” quasi perfetto (come le antiche forme “a tromba”, di tradizione bizantina). Va osservato che nella edificazione delle pareti si faceva ricorso a materiali differenti: il vario dimensionarsi dei corsi di sassi crea un effetto di contrasto, dinanzi alla regolarità del laterizio di cui si compongono le membrature architettoniche, utilizzando in prevalenza un mattone dalle misure regolari, assai prossime a quelle “canoniche” del cosiddetto mattone di Parma (circa 28 ¥ 11 ¥ 5 cm). La monofora di destra (parete sud) fornita di una finitura in mattoni, e la porta, dalla quale si accedeva al capitolo vecchio del convento benedettino di San Paolo, confermano una accertata perizia costruttiva.

All’esterno la veste muraria si presenta composta da corsi di ciottoli relativamente regolari rinsaldati negli spigoli da robuste pietre angolari di recupero da spoglio di edifici romani. L’architettura si presenta con due ambienti tra di loro sovrapposti e separati. La torre doveva fungere anche come presidio, posta com’era nei pressi dell’innesto sulla viabilità urbana della via di Brescello, coincidente con l’attuale borgo del Parmigianino, raccordo fondamentale nell’alto come nel basso medioevo con i porti padani.

Queste peculiarità inducevano Augusta Ghidiglia Quintavalle a riportare alla fine del VI e agli inizi del VII secolo la formazione del nucleo iniziale del complesso monastico dedicato a San Paolo, in ragione di un esplicito richiamo alla architettura bizantina.

Sarebbe stato Godescalco, genero di Agilulfo, convertitosi al cristianesimo col nome di Paolo, come riferisce Paolo Diacono, a dedicare all’apostolo una chiesa o un monastero in questo luogo, a ricordo della giovane moglie Aldiarea spirata tra le doglie del parto nel rientro da Ravenna a Parma (599-602).

I documenti disponibili consentono di riandare con verosimiglianza al IX secolo, all’epoca in cui la presenza della comunità benedettina femminile è attestata in relazione all’attività della badessa Woldunga, beneficiaria di donazioni e concessioni da parte del vescovo Wibodo (837-895). Questi (è lui a incrementare il patrimonio episcopale in virtù delle donazioni ricevute da Carlomanno) ne tramanda la proprietà attraverso Woldunga ai vescovi dopo di lui, da Elbunco (896-905) a Ulberto (960-980).

Pur alla luce di una presunta fase bizantino-longobarda (A. Ghidiglia Quintavalle) o carolingia (M. Pellegri) restano attestati i favori che i vescovi di Parma, dalla fase precarolingia a quella ottoniana, da Aicardo, a Wibodo, da Elbunco, a Uberto, Sigefredo II ed Enrico, riservarono al monastero. In breve tempo il convento raggiungeva un nuovo vigore, incrementato anche dalla dote episcopale di Sigefredo II (Nocilli 1965). Nei decenni finali del X secolo la città era percorsa da una forte corrente di riforma monastica.

È datata a quegli anni la fondazione del convento benedettino maschile di San Giovanni Evangelista. Il monastero di San Paolo era la conseguenza dello stesso spirito di riforma.

La struttura del cosiddetto Sacello o torre di San Paolo resta sospesa tra una funzione di spazio a martyrium ovvero, come riteniamo, a diacónicon, o struttura analoga, in ogni caso luogo di preparazione del rito, in relazione con la vicina San Paolo (il suo transetto nord è leggibile a fianco, concludendosi in un timpano triangolare, ornato di arcatelle rampanti coeve e terminante in una vela di epoca posteriore).

È da quel nucleo che si ingenerava la parte più antica del monastero benedettino di San Paolo, ancora visibile nelle sue membrature medievali, e che nel rinascimento conoscerà il momento aureo della sua storia.