{"id":596,"date":"2015-07-07T13:09:43","date_gmt":"2015-07-07T11:09:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piazzaduomoparma.com\/en\/parma-nella-storia\/"},"modified":"2015-07-10T14:34:26","modified_gmt":"2015-07-10T12:34:26","slug":"parma-nella-storia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.piazzaduomoparma.com\/en\/la-citta\/parma-nella-storia\/","title":{"rendered":"Parma nella Storia"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\">Risalgono all\u2019et\u00e0 del bronzo i primi ritrovamenti di insediamenti su quella porzione di territorio sulla quale sorger\u00e0 Parma in epoca romana. Al centro di una vasta area acquitrinosa, collocabile a Nord dell\u2019odierna via Repubblica, \u00e8 documentata da ritrovamenti archeologici una <b>\u201cterramare\u201d, <\/b>importante nodo viario lungo l\u2019asse pedemontano, collegato alle direttrici di penetrazione dell\u2019Appennino e all\u2019asse fluviale del Po.<\/p>\n<p>Col tempo, il lavoro dell\u2019uomo rende il territorio verde e fecondo, caratteristiche perfette per insediare, nel 183 a.C. una <b>colonia di diritto romano<\/b> volta a consolidare il dominio dell\u2019Urbe nella Gallia Cispadana, minacciata dalle vicine popolazioni liguri.<\/p>\n<p>Localizzata all\u2019origine nella parte pi\u00f9 elevata del territorio attuale, ad Ovest dell\u2019antica zona terramaricola, sulla destra del torrente, questa stazione militare riceve l\u2019appellativo di \u201cParma\u201d, dal toponimo dell\u2019omonimo corso d\u2019acqua.<\/p>\n<p>In questo periodo Parma assume anche il suo caratteristico tracciato planimetrico: con la via Emilia, che oltre a collegarla con le altre colonie di Piacenza, Reggio, Modena, delinea il decumano massimo della citt\u00e0, che intersecandosi con il cardo (le attuali strade Cavour e Farini), ne definisce l\u2019ordinamento urbanistico a scacchiera.<\/p>\n<p>Dopo la caduta dell\u2019Impero romano d\u2019Occidente, la citt\u00e0 finisce sotto il dominio bizantino e quindi, nel 570, viene conquistata dai <b>Longobardi <\/b>che rimarranno sino al 774 anno che segna la deposizione di re Desiderio.<\/p>\n<p>In seguito nell\u2019 877 si inaugura a Parma l\u2019avvento del potere temporale del Vescovo-Conte, protrattosi fino al XII secolo, che nella figura di Wibodo, vede un Vescovo illustre occupare una parte di primo piano nella politica europea e ottenere per la sua diocesi considerevoli doni e benefici.<\/p>\n<p>\u00c8 in questi anni che le citt\u00e0 italiane si sottraggono gradatamente alle signorie assolute di Vescovi o Principi dando vita ai liberi Comuni. Anche Parma si costituisce come <b>Comune<\/b>, con l\u2019elezione nel 1221 di Torello da Strada, suo primo Podest\u00e0.<\/p>\n<p>Intanto le continue lotte fra Guelfi e Ghibellini, con i feudatari locali Rossi e Sanvitale, Correggio e Pallavicino, conducono Parma nell\u2019orbita del ducato milanese.<\/p>\n<p>Con la speranza di trovare pace e benessere, la citt\u00e0 viene ceduta nel 1346 dalla signoria dei Coreggio ai pi\u00f9 potenti signori dell\u2019Italia settentrionale, i <b>Visconti<\/b>. Il primo padrone, <i>Luchino Visconti<\/i> non pensa a conquistarsi la simpatia dei parmigiani, anzi si fa piuttosto temere, fortificando con torri le porte della citt\u00e0, i ponti, e perfino la piazza maggiore, che viene racchiusa con una cinta di mura merlate ad evitare qualsiasi assembramento e sommossa. Anche <i>Gian Galeazzo<\/i> e <i>Filippo Maria<\/i>, non si discostano dalla linea del predecessore, attuando leggi severissime, e imponendo ingenti tributi per finanziare le continue guerre.<\/p>\n<p>Nel 1449, alla morte di Filippo Maria, dopo un breve momento di libert\u00e0, Parma ricade in mani straniere, sotto la Signoria degli <b>Sforza<\/b>. La citt\u00e0 viene governata con saggezza da<i> Francesco Sforza<\/i>, che si preoccupa del benessere di Parma, promuovendo anche gli studi e le arti che stanno in quegli anni rifiorendo un po&#8217; ovunque.<\/p>\n<p>La crescita viene per\u00f2 interrotta nei primi decenni del Cinquecento, quando citt\u00e0 e contado, per la loro posizione geografica, sono pesantemente colpiti dal passaggio delle truppe impegnate nelle guerre per la conquista della penisola.<\/p>\n<p>Dopo il doloroso conflitto tra Stato pontificio, Francesi, Sforza e Veneziani contro Carlo V di Spagna, Parma \u00e8 assegnata dagli Spagnoli vincitori al pontefice Clemente VII.<\/p>\n<p>Alla sua morte, nel 1534, il cardinale <b>Alessandro<\/b> <b>Farnese, <\/b>gi\u00e0 Vescovo di Parma<b>, <\/b>viene eletto Papa, col nome di Paolo III. Indice il Consiglio Ecumenico e cerca di mediare alle lotte tra Francesco I di Francia e Carlo V, riuscendo ad ottenere da quest\u2019ultimo, per il figlio Pier Luigi, le citt\u00e0 di Parma e Piacenza.<\/p>\n<p>Duca di Parma e Piacenza dal 1545 al 1547 <i>Pier Luigi<\/i> vuole portare avanti un preciso programma sociale mal visto per\u00f2 dai nobili, che lo uccidono permettendo agli Spagnoli di riprendersi Piacenza. Parma invece rimane ad <b>Ottavio<\/b> <b>Farnese<\/b>, figlio ed erede del Duca ucciso, che messo fine al conflitto con la Spagna, torna in possesso di Piacenza e si dedica a proteggere le arti, specialmente la musica, e a dare impulso al commercio e all\u2019agricoltura.<\/p>\n<p>Ottavio fa poi edificare il Palazzo e il Parco Ducale, e il &#8220;Corridore&#8221;, primo nucleo della grande Pilotta, per collegare il Palazzo Ducale (oggi scomparso) con la Rocchetta viscontea sul torrente. Ottavio continuer\u00e0 la politica di Pier Luigi intesa all\u2019assorbimento dello Stato dei Landi (Borgotaro, Compiano e Bardi) che costituivano una grave minaccia per il Ducato farnesiano.<\/p>\n<p>Morto Ottavio nel 1586, gli succeder\u00e0 il figlio <b>Alessandro<\/b>, detto il \u201cgran capitano\u201d, governatore delle Fiandre che affider\u00e0 il governo del Ducato al figlio <b>Ranuccio I<\/b> nel 1592.<\/p>\n<p>Ranuccio prende dunque posto nella galleria dei regnanti di famiglia riuscendo a migliorare le condizioni del Ducato. Fa costruire la fortezza della Cittadella e, successivamente, il collegio Gesuitico oggi sede dell&#8217;Universit\u00e0, ed aggiunge al &#8220;Corridore&#8221; di Ottavio altri bracci, dando forma al complesso dei servizi di Corte della <b>Pilotta<\/b>.<\/p>\n<p>Morto Ranuccio nel 1622, gli succede il figlio <b>Odoardo<\/b><i>,<\/i> che sposa Margherita de\u2019 Medici, in onore della quale i parmigiani innalzano l\u2019arco trionfale di San Lazzaro. Nell&#8217;occasione viene inaugurato il Teatro Farnese, ricavato nello spazio della sala d&#8217;armi, il primo teatro a scena mobile della storia.<\/p>\n<p>Nel 1646 sale sul trono il figlio <b>Ranuccio II,<\/b> che lascia la fama di essere principe buono e protettore delle arti, come il suo successore Francesco insediatosi nel 1694. A <b>Francesco Farnese<\/b> succede il fratello <b>Antonio<\/b> nel 1727, che solo dopo quattro anni di insediamento muore senza lasciare figli, mettendo cos\u00ec fine alla lunga dinastia dei Farnese.<\/p>\n<p>Per qualche mese il Ducato ha la reggenza di Enrichetta, vedova del duca Antonio, fino a quando si riconosce il diritto di successione allo spagnolo <b>Don Carlos di Borbone<\/b>, primogenito della regina Elisabetta Farnese, nipote del Duca Francesco, e sposata a Filippo V di Spagna.<\/p>\n<p>Nel 1732 Carlo di Borbone si insedia nel Ducato, che lascer\u00e0 nel 1734 per prendere possesso del pi\u00f9 prestigioso regno delle Due Sicilie, trasferendovi dipinti, statue, bronzi, oggetti preziosi dei palazzi ducali e lasciando la citt\u00e0 in balia delle truppe spagnole e, quindi, di quelle austriache.<\/p>\n<p>In seguito alla pace di Aquisgrana, nel 1748 il Ducato di Parma viene assegnato al secondogenito di Elisabetta Farnese, <b>Don Filippo di Borbone<\/b>, sposato con la figlia del re di Francia che si impegna a risollevare politicamente e artisticamente la citt\u00e0, ispirandosi alle idee riformatrici e alla cultura illuminista francese interpretate dal ministro Guglielmo Du Tillot.<\/p>\n<p>Questi favorisce l\u2019Universit\u00e0, fonda l\u2019Accademia di Belle Arti, ricostituisce la Pinacoteca, fonda il Museo dell\u2019Antichit\u00e0 e istituisce la Biblioteca Palatina. Durante questo periodo Parma si abbellisce anche grazie al raffinato gusto dell\u2019architetto di Corte <b>Ennemond Alexandre Petitot<\/b>, al quale si devono la sistemazione della Piazza Grande, del Parco e del Palazzo Ducale di Parma e di Colorno, l&#8217;Orto Botanico e lo Stradone a Sud.<\/p>\n<p>A Filippo nel 1765 succede <b>Don Ferdinando<\/b>, che sposer\u00e0 &#8211; nonostante l&#8217;opposizione del Du Tillot &#8211; Maria Amalia, figlia di Maria Teresa d&#8217;Austria. Dopo la cacciata del ministro Du Tillot da Parma nel 1771, si spengono le riforme e il Ducato langue in una sempre pi\u00f9 estesa crisi economica. Con l&#8217;annessione di Parma al regno d&#8217;Italia di Napoleone la citt\u00e0 diviene sede del Dipartimento del Taro governato da <b>Moreau de Saint-M\u00e9ry<\/b>.<\/p>\n<p>La dominazione francese con Moreau de Saint-M\u00e9ry tenta di porre rimedio alla miseria che dilaga introducendo una serie decisa di riforme. Vengono favoriti gli agricoltori, ridotti i privilegi ai grandi proprietari e rinnovato il sistema della giustizia.<\/p>\n<p>Nel 1813, con l\u2019inizio della tragedia napoleonica, i territori soggetti alla Francia subiscono l\u2019occupazione delle truppe imperiali. Parma nel 1815, dopo il Congresso di Vienna, si trova sotto l&#8217;influenza austriaca.<\/p>\n<p>l Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla torna a brillare nel 1816 nelle mani dell\u2019arciduchessa <b>Maria Luigia d\u2019Austria<\/b>, seconda moglie dell\u2019imperatore francese Napoleone, con la clausola che alla sua morte, il ducato sarebbe ritornato ai Borbone.<\/p>\n<p>Duchessa intelligente e buona, alla politica preferisce la musica, la letteratura, la pittura, lasciando il governo al conte <b>Adamo di<\/b> <b>Neipperg<\/b>, suo futuro marito, che con saggezza seppe governare la citt\u00e0 portando i sudditi, con serenit\u00e0 e giustizia, ad affezionarsi alla duchessa.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 in quegli anni rinasce sia a livello architettonico che politico: l\u2019attenzione rivolta ai meno abbienti, la gestione moderata del potere e la realizzazione di importanti opere pubbliche. Il ducato di Maria Luigia viene ricordato per la costruzione di ponti, strade, ospedali, scuole, e del Teatro Nuovo, detto \u201cDucale\u201d, oggi \u201c<b>Teatro Regio<\/b>\u201d, inaugurato nel 1829.<\/p>\n<p>Dopo la morte del conte di Neipperg, nonostante la severit\u00e0 del successore Werklein e le ribellioni fomentate anche dalle nuove idee lierali, Maria Luigia seppe mantenere la fiducia del popolo facendo costruire altre opere, come il Collegio Ducale, il Foro Boario, la Casa di Provvidenza, il Palazzo degli Studi (ora sede del tribunale), le Beccherie (mercato coperto della Ghiaia) e restaurando e ampliando la Biblioteca Palatina.<\/p>\n<p>Alla morte di Maria Luigia nel 1847, il ducato torna ai <b>Borbone<\/b> con <b>Carlo II<\/b>, che, intimorito dalle insurrezioni popolari di Palermo e Napoli, abdica in favore del figlio <b>Carlo III<\/b><i>.<\/i> La complessit\u00e0 e la turbolenza politica di quegli anni impediranno al nuovo Duca, accusato di forte militarismo, di portare a compimento i processi di modernizzazione dello stato messi in cantiere (dalle linee ferroviarie al telelgrafo, dal sistema bancario all&#8217;urbanistica), perch\u00e9, in pieno clima risorgimentale, verr\u00e0 pugnalato a morte nel 1854.<\/p>\n<p>E neppure la reggenza moderata della moglie <b>Luisa Maria di Berry<\/b>, contraddistinta da una politica conciliante e attenta alle necessit\u00e0 della popolazione, verr\u00e0 risparmiata dal processo di unificazione del Paese spinto dall&#8217;ormai incontenibile movimento risorgimentale: nel 1859 Luisa Maria di Borbone e la sua famiglia lasciano per sempre Parma.<\/p>\n<p>Proclamata la caduta della dinastia borbonica, viene decretata l\u2019unione delle Province Parmensi al regno costituzionale di <b>Vittorio Emanuele II di Savoia<\/b>, col decreto di annessione sottoscritto dal sovrano, recatosi il 6 maggio del 1860 a visitare la citt\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019annessione al regno d\u2019Italia non port\u00f2 solo gioie. Con l\u2019Unit\u00e0, Parma perde il rango di capitale e diviene capoluogo di provincia periferica di uno stato che pare lontano. L&#8217;economia \u00e8 in forte recessione per la perdita della Corte.<\/p>\n<p>Sono gli anni, tuttavia, in cui si pongono le basi per il futuro sviluppo economico del territorio, con la nascita dell&#8217;industria conserviera e la crescita delle <b>attivit\u00e0 agro-alimentari<\/b> basate sulla tradizione secolare della lavorazione salumiera e del formaggio Parmigiano-Reggiano.<\/p>\n<p>Si modernizzano le strade, viene tracciata una importante rete tranviaria provinciale di trasporto su rotaia interconnessa alla navigazione fluviale e alla ferrovia nazionale, sorge nel 1885 il primo impianto di illuminazione elettrica, nel 1870 nasce la profumeria Borsari e nel 1877 il <b>Pastificio Barilla<\/b>, mentre la <b>Vetreria Bormioli<\/b> nel 1890 inaugura il nuovo stabilimento di San Leonardo.<\/p>\n<p>Sotto la guida del Sindaco <b>Giovanni Mariotti<\/b>, tra la fine dell&#8217;Ottocento e gli inizia del Novecento, Parma comincia a cambiare volto: all&#8217;abbattimento della storica cerchia di mura farnesiane voluta allo scopo di creare nuovi spazi e nuovi percorsi, fa da contraltare la realizzazione di importanti opere pubbliche, dal viale del Lungoparma al nuovo acquedotto, al gasometro.<\/p>\n<p>La <b>Seconda<\/b><b> guerra mondiale<\/b> porter\u00e0 anche a Parma morte e distruzioni. Gravi danni subisce anche il patrimonio artistico della citt\u00e0: vengono colpiti e danneggiati la Pilotta con il Teatro Farnese e la Biblioteca Palatina; il Palazzo del Giardino, la chiesa della Steccata, San Giovanni, il Palazzo Ducale, il Teatro Paganini, il monumento a Verdi, di cui oggi sopravvive solo l\u2019ara centrale.<\/p>\n<p>Dopo gli sconvolgimenti della guerra, si pongono le basi del piano di ricostruzione dell\u2019odierna citt\u00e0 moderna, che con accurate valorizzazioni e preziosi restauri conserva, fino ad oggi, la sua ricca identit\u00e0 storica e artistica di <b>piccola capitale<\/b>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Risalgono all\u2019et\u00e0 del bronzo i primi ritrovamenti di insediamenti su quella porzione di territorio sulla quale sorger\u00e0 Parma in epoca romana. 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