{"id":598,"date":"2015-07-07T13:09:43","date_gmt":"2015-07-07T11:09:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piazzaduomoparma.com\/en\/un-viaggio-nel-tempo-e-nellarte\/"},"modified":"2015-07-13T19:55:06","modified_gmt":"2015-07-13T17:55:06","slug":"un-viaggio-nel-tempo-e-nellarte","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.piazzaduomoparma.com\/en\/la-citta\/un-viaggio-nel-tempo-e-nellarte\/","title":{"rendered":"Un viaggio nel tempo e nell&#8217;arte"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"Testo\">Le prime testimonianze sulle origini della citt\u00e0 di Parma risalgono ai ritrovamenti dei <i>legni delle palafitte<\/i> dei primi insediamenti terramaricoli dell\u2019<b>et\u00e0 del bronzo<\/b>, avvenuti a Nord dell\u2019attuale via Repubblica.<br \/>\nNel 183 a.C. Parma diventa una <b>colonia di diritto romano<\/b>, allargandosi sulla stessa area dove era sorto il villaggio dell\u2019et\u00e0 del bronzo. Articolata sulla riva destra del torrente, sull\u2019incrocio del decumano, corrispondente alla via Emilia, e del cardo, le attuali strade Cavour e Farini, si definisce nell\u2019ordinamento urbanistico a scacchiera col foro coincidente con l\u2019odierna Piazza Garibaldi. Le porte che si aprivano lungo le mura che circondavano la citt\u00e0, nei punti corrispondenti agli assi principali della centurazione, erano: a Nord la<i> porta Eridania<\/i>, a Sud <i>porta Montana<\/i>, ad Est <i>porta Romana o Teatrale<\/i> e ad Ovest <i>Porta Piacenza.<\/i><br \/>\nLe testimonianze artistiche dell\u2019et\u00e0 romana, ritrovate in occasioni di scavi succedutisi dal secolo scorso fino ai nostri giorni, sono conservate nel Museo Archeologico Nazionale in Pilotta.<br \/>\nTra gli interessanti ritrovamenti, a fianco dell&#8217;importante nucleo proveniente dagli scavi settecenteschi dell\u00ecabitato appenninico di Veleia, sono presenti: <i>decorazioni architettoniche<\/i> del <i>teatro<\/i> e dell&#8217;<i>anfiteatro<\/i>, un <i>deposito di anfore, resti dellai cinta difensiva, resti d&#8217;affresco<\/i> (provenienti dal golfo mistico del Teatro Regio di Parma, dalla palestra Jacopo Savitale e dall\u2019area del Palazzo degli Studi), e di materiale lapideo e sepolcrale.<br \/>\nNel sottopassaggio di via Mazzini-Piazza Ghiaiasi trovano, invece, i resti del <i>decumano massimo<\/i> e delle <i>fondazioni dell\u2019antico ponte<\/i> di pietra, <i>Pons Lapidis<\/i> di et\u00e0 augustea, che sorreggono le arcate altomedioevali prima che lo spostamento del letto del torrente nella seconda met\u00e0 del XII secolo lo lasciasse a secco.<br \/>\nDopo la caduta dell\u2019Impero romano nel 476 d.C., Parma vede la presenza del governo gotico, bizantino, longobardo e franco, continuando a mantenere sempre il carattere di centro fortificato. In <b>epoca medioevale<\/b> la citt\u00e0 fortificata, col suo <i>suburbium<\/i> (sobborgo) esterno, ha il suo fulcro nella chiesa Cattedrale presso la quale risiede il Vescovo e il clero.<br \/>\nNell\u2019anno 830 viene nominata per la prima volta la residenza del Vescovo di Parma e nell&#8217;877 ha origine quel potere temporale dei Vescovi della chiesa di Parma, che vede nel Vescovo Guibodo una figura centrale per la nascita della Cattedrale.<br \/>\nQuesto complesso sociale e religioso del <b><i>Duomo, Battistero e Vescovado<\/i><\/b> \u00e8 la pi\u00f9 significativa testimonianza del primo dei grandi periodi artistici che hanno caratterizzato la storia della citt\u00e0.<br \/>\nI tre edifici, situati sulla piazza medioevale, sorgono nel corso di tre secoli, dall\u2019inizio dell&#8217;XI alla fine del XIII, ma attraverso la loro struttura si possono cogliere importanti variazioni stilistiche: dal romanico pi\u00f9 sobrio e rigoroso, presente nella parte pi\u00f9 antica del Vescovado a quello pi\u00f9 elegante e leggero, che gi\u00e0 introduce il gotico, e che ha la sua massima espressione nel Battistero antelamico. Nella Cattedrale, uno dei pi\u00f9 insigni monumenti dell\u2019arte romanica dell\u2019Italia settentrionale, troviamo le opere di mirabili artisti del periodo, come l\u2019attuale protiro di <i>Giambono da Bissone<\/i>, i dodici mesi del sottarco del protiro di <i>Niccol\u00f2<\/i>, allievo di Wiligelmo, e il pontile e probabilmente anche la facciata di <i>Benedetto Antelami<\/i>.<br \/>\nAltre testimonianze del romanico sono visibili: all\u2019esterno dell\u2019<b><i>ex chiesa di Sant\u2019Andrea<\/i><\/b> in via Cavestro, risalente alla ricostruzione del 1260 voluta dal prevosto Beato Martino;<br \/>\nnel fianco settentrionale della <b><i>chiesa di San Tommaso<\/i><\/b>, gi\u00e0 esistente come cappella dopo il Mille, lungo Borgo Antini all&#8217;angolo con Strada Farini;<br \/>\ne nel portale a strombo, nei capitelli interni e nelle colonne in laterizi, sormontate da capitelli scolpiti secondo l\u2019iconografia derivante dai bestiari medievali, della <b><i>chiesa di Santa Croce,<\/i><\/b> edificata agli albori del XII secolo.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"Testo\">\u00a0Del Duecento invece, oltre al gi\u00e0 citato Vescovado, resta il <b><i>Palazzo del Podest\u00e0<\/i><\/b> e, seppur modificato, il <b><i>Palazzo Comunale<\/i><\/b> detto del \u201cTorello\u201d che mut\u00f2 nome nel 1281 in \u201cVetus\u201d quando venne eretto, sempre in Platea (Piazza Garibaldi), il <b><i>Palazzo del Capitano del Popolo<\/i><\/b> o Comunale Nuovo, di cui oggi rimangono solo alcuni elementi originali nella facciata dopo il crollo dell\u2019adiacente Torre civica. Sempre del periodo medioevale \u00e8 anche la <b><i>memoria marmorea di Porta Benedetta<\/i><\/b>, collocata nella facciata Ovest del Seminario Maggiore, e la piccolissima chiesa di San Paolo, oggi conosciuta come <b><i>Sacello di San Paolo<\/i><\/b>, d\u2019origine longobarda, vicino alla quale verso il Mille veniva fondato dal Vescovo Sigifredo il <b><i>Monastero di San Paolo<\/i><\/b>.<br \/>\nIn epoca medioevale Parma \u00e8 caratterizzata, anche se in piccola parte, dallo stile <b>gotico<\/b>, presente in <b><i>Santa Maria del Carmine<\/i><\/b>, in via del Conservatorio, e nel monumento pi\u00f9 insigne dell\u2019arte gotico-francescana dell\u2019Emilia, la <b><i>chiesa di San Francesco del Prato<\/i><\/b>, in Piazzale San Francesco, nata tra il 1240 e il 1250, trasformata in carcere nel 1810, con il trasferimento dell&#8217;istituto penitenziario \u00e8 ora in corso di restauro.<br \/>\nIl <b>Rinascimento<\/b> fiorisce a Parma negli ultimi decenni del Quattrocento intorno al dotto circolo che fa capo a Francesco Maria Grapaldo, a Taddeo Ugoleto e ad altri umanisti che diffondono le nuove idee legate al neoplatonismo. \u00c8 da questo ambiente che partono i suggerimenti che influenzeranno in modo determinante la costruzione della chiesa benedettina di <b><i>San Giovanni Evangelista<\/i><\/b> costruita tra il 1490 ed il 1519 e i cicli d\u2019affresco del Correggio nella stessa chiesa, nella cupola della Cattedrale e nel <b><i>Convento delle Benedettine di San Paolo<\/i><\/b>.<br \/>\nIl primo segno della nuova cultura architettonica \u00e8 impresso all\u2019Ospedale della Misericordia, o <b><i>Ospedale Vecchio<\/i><\/b>, sorto nell&#8217;Oltretorrente lungo la Strada maestra di Santa Croce, oggi Via D\u2019Azeglio. Una costruzione progettata da Gian Antonio da Erba con la partecipazione successiva dei maggiori architetti e scultori del tempo: Gaspare Fatuli, Antonio Ferrari d\u2019Agrate e gli Zaccagni che legano il loro nome a numerose chiese della citt\u00e0:\u00a0la <b><i>chiesa di San Benedetto<\/i><\/b>, in Via Saffi, e l\u2019oratorio <b><i>dell\u2019Immacolata Concezione,<\/i><\/b> costruito come cappella collegata alla chiesa di San Francesco del Prato, uno dei primi templi della citt\u00e0 a pianta centrale, tipico esempio di architettura cinquecentesca: l\u2019elegante chiesa rinascimentale di <i>Santa Maria della Steccata, <\/i>di propriet\u00e0 dell\u2019Ordine Costantiniano di San Giorgio, che presenta all\u2019interno le opere di Francesco Mazzola detto il Parmigianino e di altri artisti del periodo come Barnardino Gatti, Lattanzio Gambara, Gerolamo Mazzola Bedoli e Michelangelo Anselmi, presenti anche in Cattedrale e in altre chiese della citt\u00e0.<i><br \/>\n<\/i>Nella scultura, invece, opere di maggior pregio sono prodotte nell\u2019intarsio del legno, ad opera di Cristoforo e Bernardino da Lendinara, Luchino Bianchino, Marc\u2019Antonio Zucchi e Francesco e Pasquale Testa, che operano nel coro della Cattedrale, nella chiesa di San Giovanni e nell\u2019Oratorio dei Rossi.<br \/>\nL\u2019avvento dei Farnese determina notevoli trasformazioni nel tessuto urbanistico della citt\u00e0, divenuta ormai capitale di un piccolo Stato. Nell\u2019Oltretorrente nasce il <b>Giardino Ducale<\/b> con l\u2019annesso <b>Palazzo Ducale<\/b>, voluto da Ottavio Farnese nel 1561, incaricando per il progetto Jacopo Barozzi da Vignola, secondo il modello dei giardini delle pi\u00f9 famose ville che sorgevano nei dintorni di Roma.<br \/>\nIn Via d\u2019Azeglio sorge <b>la chiesa dell\u2019Annunziata<\/b> dei Frati Minori Francescani, iniziata nel 1566 su progetto dell\u2019architetto Gian Battista Fornovo, che sviluppa il tema della pianta ovale, mentre in piazza Picelli si trova <b>la chiesa di Santa Maria del Quartiere<\/b>, edificata nel 1604 su progetto dell\u2019architetto ferrarese Gian Battista Aleotti sotto gli auspici di Ranuccio I Farnese per volere di Papirio Picedi, allora Vescovo di Borgo San Donnino e\u00a0 pi\u00f9 tardi Vescovo di Parma.<br \/>\nAl di l\u00e0 del torrente si eleva il vasto complesso della <b>Pilotta<\/b>, voluto dal duca Ottavio Farnese. Concepito come un palazzo dei servizi, alla cui costruzione, a iniziare dal 1583, lavorano diversi architetti in vari periodi diversi, \u00e8 costituito inizialmente dal Corridore, una struttura rettilinea ad archi sovrapposti che collegava due corpi di fabbrica.<br \/>\nNei primi decenni del XVII secolo, fra il 1616 e il 1618, si inserisce nell\u2019ala occidentale della Pilotta, precisamente nella Sala d\u2019armi, il <b>Teatro Farnese<\/b> voluto dal duca Ranuccio I Farnese per festeggiare, con un adeguato allestimento scenico, la sosta a Parma di Cosimo II de&#8217; Medici programmata in occasione di un viaggio a Milano per rendere omaggio alla Tomba di San Carlo Borromeo.<br \/>\nFuori le mura, nel frattempo, \u00e8 costruita la fortezza pentagonale della <b>Cittadella<\/b> realizzata da Alessandro Farnese, terzo Duca di Parma, sul finire del XVI secolo.<br \/>\nIl passaggio dal tardo manierismo parmigiano al barocco \u00e8 segnato dalle chiese di &lt;b&lt;San Quintino, Santa Maria degli Angeli e dalla trasformazione di <b>Sant\u2019Alessandro<\/b>.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"Testo\"><b>Il Barocco<\/b>, invece, in tutta la sua ricchezza, si esprime nella <b><i>chiesa di San Vitale<\/i><\/b>, costruita per iniziativa della Compagnia del Suffragio tra il 1651 e il 1658, su progetto dell\u2019architetto Cristoforo Rangoni detto il Ficarelli, nella quale si nota la sontuosit\u00e0 delle decorazioni e degli affreschi di Leonardo e Domenico Reti e Antonio Betti.<br \/>\nAltro esempio di stile barocco \u00e8 il campanile innalzato verso i primi del Seicento, su progetto attribuito a Simone Moschino, della chiesa di <b><i>San Sepolcro<\/i><\/b> in Via Repubblica.<br \/>\nSuggestivi affreschi del periodo barocco sono visibili in autori come Domenico Reti nell\u2019<i>Oratorio dei Rossi, Bernabei nella <b>chiesa dei Servi di Maria<\/b>, Galletti in <b>Santa Cristina<\/b>, Conti della Camera in <strong>Sant\u2019Ilario<\/strong> e Galeotti in <strong>Santa Maria delle Grazie<\/strong>. <\/i>Per le statue e le decorazioni scultoree si ricorda Mauro Oddi nelle chiese di <strong>Santa Lucia<\/strong>, <strong>San Tiburzio<\/strong> e <strong>Sant\u2019Antonio Abate<\/strong>, quest\u2019ultima, vero gioiello del Rococ\u00f2, arricchita delle decorazioni prospettiche di Ferdinando Bibiena.<i><br \/>\n<\/i>L\u2019ultimo edificio legato al <b>Rococ\u00f2<\/b> emiliano nasce a met\u00e0 del XVIII secolo: \u00e8 la <strong>chiesa di San Rocco<\/strong>, progettata da Alfonso Torreggiani, che ne disegna anche gli arredi interni, affidando i lavori ad Edelberto Dalla Neve.<br \/>\nCon il governo dei Borbone si ampliano ulteriormente gli orizzonti artistici della citt\u00e0, grazie alle idee riformatrici e alla cultura illuminista di stampo francese interpretate dal ministro Guglielmo Du Tillot, che favorisce l\u2019Universit\u00e0, fonda l\u2019<strong>Accademia di Belle Arti<\/strong>, ricostituisce la <strong>Pinacoteca<\/strong>, fonda il <b>Museo di Antichit\u00e0<\/b> e istituisce la <b>Biblioteca Palatina<\/b>.<br \/>\nDurante questo periodo Parma si abbellisce anche grazie al raffinato gusto dell\u2019architetto di Corte Ennemond Alexandre Petitot, al quale si deve la sistemazione della Piazza Grande e la facciata della chiesa di , del Parco e del Palazzo Ducale di Colorno e di Parma con l\u2019inserimento delle statue del Boudard, <b>l&#8217;Orto Botanico<\/b>, lo Stradone a Sud con il Casino.<br \/>\nInterpreti di questo nuovo gusto sono gli architetti Feneulle, Furlani, Cossetti, Rasori, mentre nella scultura si trova un recupero della classicit\u00e0 romana con Gaetano Callani nella chiesa di Sant\u2019Antonio Abate, prefigurazione del neoclassicismo che sboccer\u00e0 durante il governo di Maria Luigia d&#8217;Austria.<br \/>\nLo <b>stile neoclassico<\/b> vede a Parma il maggior rappresentante nell\u2019architetto Nicola Bettoli, a cui si deve negli anni 1821-29, per commissione della Duchessa Maria Luigia, il Nuovo Teatro Ducale, poi <b>Teatro Regio<\/b>, il Palazzo Ducale, (distrutto dai bombardamenti del 1944), l\u2019interno e la facciata della chiesa di San Paolo, poi <b>San Ludovico<\/b>, le Beccherie, (demolite nel 1937-38 per fare posto al Lungoparma), e la sistemazione della Pinacoteca, della Palatina e di alcune chiese cittadine.<br \/>\nNel campo artistico domina Paolo Toschi con la sua scuola d\u2019incisione e successivamene Gian Battista Borghesi al cui stile classicheggiante del sipario e del soffitto del Teatro Regio si oppone in seguito lo stile dello Scaramuzza con le decorazioni della Sala Dante in Palatina.<br \/>\nNel Novecento l\u2019assetto attuale della citt\u00e0 si modifica a causa dei gravi danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale, tra i quali ricordiamo la distruzione del Monumento a Verdi eretto da Lamberto Cusani nel 1920, un tempo nei pressi della Stazione Ferroviaria, di cui ora rimane solo l\u2019ara di Ettore Ximenes, in Piazzale della Pace. Durante il periodo della ricostruzione, Parma cambia volto, assumendo l\u2019aspetto attuale, aprendosi alla costruzione di palazzi in stile razionale e risistemando la viabilit\u00e0 con il rifacimento di Via Cavour, Via Farini, Via Mazzini e l\u2019apertura di Via Verdi. Risalgono agli anni Quaranta-Cinquanta la ricostruzione di Via Mazzini con i monumentali e anacronistici portici, il sobrio Palazzo INA in Via Cavour di Franco Albini, il razionale Palazzo INCIS in Via Garibaldi di Vittorio Gandolfi.<br \/>\nNegli ultimi decenni Parma si \u00e8 arricchita di edifici e di interventi urbanistici opera di architetti di fama mondiale. Vanno ricordati il <b>Monumento alla Via Emilia<\/b> di Pietro Cascella, donato alla citt\u00e0 da Pietro Barilla, il Palacassa di Carlo Quintelli, la riqualificazione di <b>Piazzale della Pace<\/b> nello spazio antistante il grande palazzo della Pilotta, delineata da Mario Botta, l\u2019<b>Auditorium Paganini<\/b>, sorto all&#8217;interno della struttura muraria dell&#8217;ex Zuccherificio Eridania su progetto di Renzo Piano; il DUC, il nuovo direzionale comunale, l&#8217;avveniristico <b>Ponte De Gasperi, la riqualificazione urbana dell&#8217;area della Stazione ferroviaria firmata dall&#8217;architetto Spagnolo Oriol Bohigas.<\/b><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le prime testimonianze sulle origini della citt\u00e0 di Parma risalgono ai ritrovamenti dei legni delle palafitte dei primi insediamenti terramaricoli dell\u2019et\u00e0 del bronzo, avvenuti a Nord dell\u2019attuale via Repubblica. Nel 183 a.C. 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