{"id":657,"date":"2015-07-07T13:09:45","date_gmt":"2015-07-07T11:09:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piazzaduomoparma.com\/en\/valserena\/"},"modified":"2020-08-28T12:56:35","modified_gmt":"2020-08-28T10:56:35","slug":"valserena","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.piazzaduomoparma.com\/en\/approfondimenti\/pievi-e-monasteri-in-terra-parmense\/valserena\/","title":{"rendered":"Valserena"},"content":{"rendered":"<p>MONASTERO SAN MARTINO DE BOCCI<br \/>\nSulla strada verso il Po, in direzione Colorno, a pochi chilometri dalla citt\u00e0, si erge l\u2019antico monastero di San Martino de\u2019 Bocci, detto certosa di Paradigna, che da lunghissimo tempo ha perduto la sua funzione religiosa. Cos\u00ec come strategica era la via Romea verso la Toscana e oltre, altrettanto lo era la via verso il grande fiume del Nord, ove i monaci costruirono il loro monastero, Santa Maria in Valle Serena in una localit\u00e0 oggi denominata Paradigna.<br \/>\nInnanzitutto il nome: l\u2019appellativo di certosa \u00e8 improprio in quanto il sito fu sede, s\u00ec, di un ordine monastico, ma non dei certosini della Chartreuse, presso Grenoble, in Francia come il nome presupporrebbe, bens\u00ec dei cistercensi di C\u00eeteaux, presso Digione, e precisamente di quelli in stretta dipendenza dall\u2019abbazia di Chiaravalle della Colomba, presso Piacenza, fondata da san Bernardo.<br \/>\nL\u2019attivit\u00e0 di intervento sulla natura da parte dei monaci, in particolare riguardo alla bonifica dei terreni e alla creazione di zone a coltura, si riflette sul nome Valserena, luogo evidentemente reso tale dopo essere stato epurato dai \u201cbocci\u201d, cio\u00e8 da sterpaglie e pruni. In pi\u00f9, i monaci controllavano dei pozzi salini a Salsomaggiore e alcuni mulini. \u00c8 noto, infatti, l\u2019importante ruolo economico rivestito dai cistercensi che, grazie all\u2019aiuto di figure laiche, come i conversi, \u2013 laici con istruzione religiosa limitata, che vivevano con i monaci pur secondo una regola pi\u00f9 morbida e senza diritto di elezione dall\u2019abate \u2013 bonificarono e conquistarono alla coltura zone vastissime. Le famose grange cistercensi furono un notevole modello di conduzione agricola per il medioevo.<br \/>\nLa nostra badia venne fondata da Gerardo Bianchi, nato a Gainago intorno al 1230 da Alberto Bianchi e da Agnese; il personaggio fu ricordato sia da Jacopo da Varazze \u2013 come natione parmensis e come arcivescovo di Genova dal 1275 per una decina d\u2019anni \u2013 che da Salimbene de Adam in quanto imparentato con uno dei sette notai della curia cittadina, Alberto. Gi\u00e0 auditor litterarum apostolicarum contradictoriarum della Curia romana a partire dal 1277, questo illustre Parmense raggiunse l\u2019apice della sua carriera proprio a Roma, dove fu eletto cardinale prete della basilica dei Dodici Apostoli da Nicol\u00f2 III nel 1278, nonch\u00e9 vescovo della Sabina sotto Martino IV, nel 1281 e infine, nel 1299, arciprete della basilica di San Giovanni in Laterano, dove alla sua morte, avvenuta nel marzo del 1302, venne sepolto ante altare Marie Magdalene.<br \/>\nProprio il grande Bonifacio VIII, nell\u2019aprile del 1298, diede facolt\u00e0 a Gerardo di costruire l\u2019abbazia tramite una bolla in cui concedeva tra l\u2019altro dignit\u00e0 di pieve alla piccola chiesa di Gainago, luogo nat\u00eco di Gerardo, e di acquisire il controllo sull\u2019oratorio di San Leonardo. La costruzione fu dunque intrapresa da maestranze di Chiaravalle nel maggio del 1298, come recitava la scritta all\u2019ingresso \u201canno MCCLXXXXVIII die XV maii hoc monasterium inceptum fuit\u201d. Il comune di Parma permise che il canale comunale fornisse acqua al mulino del convento e furono quindi create in zona significative opere di canalizzazione. Bonifacio VIII, dopo la morte di Gerardo, istitu\u00ec la dipendenza di Valserena dalla Chiaravalle piacentina, il cui abate avrebbe sempre dovuto presenziare ai capitoli concernenti le questioni maggiori di Valserena. I monaci nei primi tempi si servirono della chiesa di San Martino, ma, dopo la morte del fondatore, fu stabilito di costruire l\u2019attuale chiesa, agli inizi del XIV secolo. Ancor oggi sono visibili resti delle arcate del chiostro e dell\u2019antico convento. A lungo usata come luogo di ricovero di arnesi e attrezzi e come magazzino in margine ad attivit\u00e0 agricole, \u00e8 stata fortunatamente oggetto di un recente restauro teso a restituirle l\u2019antica forma e dignit\u00e0.<br \/>\nLe omogenee caratteristiche dell\u2019architettura cistercense sono rispettate anche a Valserena, come l\u2019abside di forma quadrata o il tiburio poligonale posto all\u2019incrocio tra navata e transetto. La chiesa \u00e8 a croce latina in stile gotico lombardo, di cui \u00e8 stata sottolineata la conformit\u00e0 rispetto a modelli borgognoni-provenzali, come altri edifici ecclesiastici di area emiliano-lombarda. Internamente la struttura tipica a tre navate coperte da volta a crociera corre per una lunghezza di 60 metri e ha una larghezza di 33 metri. Le antiche finestre gotiche furono accecate nella seconda met\u00e0 del XVI secolo, periodo al quale risalgono i famosi affreschi del Baglione nel presbiterio. Anche tra Sei e Settecento l\u2019edificio sub\u00ec rimaneggiamenti, il pi\u00f9 eclatante dei quali fu il rifacimento della facciata, ispirato allo stile dei Bibiena.<br \/>\nIndipendentemente dal fatto che questa possa essere la \u201cCertosa di Parma\u201d di stendhaliana memoria \u2013 fatto non assolutamente comprovato \u2013 in luogo della sua precedente sorella Parmense, fuori l\u2019antica porta San Michele verso Vicop\u00f2 (fondata alla fine del XIII secolo da Rolando Taverna, altro illustre parmigiano e arcivescovo di Spoleto), l\u2019abbazia di San Martino dei Bocci ha certamente tutte le carte in regola per avere suscitato un tale romantico sospetto\u2026 (E.B.)<\/p>\n<p>I testi sono tratti da: Per antichi cammini. Il Medioevo a Parma e provincia. Milano, Silvana Editoriale, 2003.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MONASTERO SAN MARTINO DE BOCCI Sulla strada verso il Po, in direzione Colorno, a pochi chilometri dalla citt\u00e0, si erge l\u2019antico monastero di San Martino de\u2019 Bocci, detto certosa di Paradigna, che da lunghissimo tempo ha perduto la sua funzione religiosa. 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