Storia del Museo Diocesano


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Il Museo Diocesano “Benedetto Antelami” viene costituito con Decreto Vescovile n. 79/VI/7 del 6 settembre 2000 di mons. Silvio Cesare Bonicelli (1932 – 2009) Vescovo di Parma (dal 1996 al 2008), inaugurato il 15 marzo 2003 e dato in gestione alla Fabbriceria della Basilica Cattedrale di Parma.

Fa parte dei Musei Ecclesiastici Italiani (AMEI), un’associazione nata nel 1996 con lo scopo di collegare i musei delle Diocesi italiane e favorire l’istituzione di nuove realtà espositive.

L’idea di realizzare al piano nobile del Vescovado nei cosiddetti appartamenti del Vescovo una esposizione di dipinti, paramenti sacri e argenterie, e la creazione di un lapidario in cui collocare oltre le epigrafi funebri conservate nei depositi della Cattedrale anche le statue provenienti dall’esterno del battistero nei locali seminterrati posti a est dell’edificio, risale in realtà agli anni Novanta del secolo scorso e si deve principalmente all’economo della Diocesi, mons. Franco Grisenti, ma si è dovuta ben presto confrontare con la necessità di creare scale di sicurezza, richieste dai Vigili del Fuoco, che avrebbero comportato la distruzione di murature medievali del palazzo stesso e il ritrovamento nei locali interrati dei resti di una torre riferibile alla cinta muraria tardoantica cittadina.

Al progetto iniziale venivano quindi apportate sostanziali  modifiche, che comportavano un ridimensionamento del piano espositivo nel piano nobile del Vescovado cui è consentito l’accesso solo a piccoli gruppi di visitatori e in casi ben individuati, e il totale stravolgimento dell’esposizione nei locali interrati dovuta alla conservazione a vista di strutture murarie imposta dalla Soprintendenza competente.

Il ritrovamento delle mura tardoantiche sotto il Vescovado, infatti, era troppo importante per essere occultato in quanto poneva fine ad una ormai secolare tradizione dotta che voleva Parma dotata di due Cattedrali di cui una cattolica intramuranea, tradizionalmente ubicata in P.le San Lorenzo sulla base di un documento dell’830 conservato nell’Archivio Capitolare, e una scismatica o ariana fuori le mura, che si credevano innalzate all’altezza di Borgo Angelo Mazza, indiziata dai mosaici paleocristiani rinvenuti in Piazza Duomo.

L’esistenza a poche decine di metri di distanza delle mura urbiche e dei mosaici ritrovati negli anni Cinquanta del secolo scorso nel settore più meridionale di P.zza Duomo e subito murati nel pavimento della cripta, dimostrava, infatti, inequivocabilmente come sia una Domus Ecclesia di IV sec. a.C., cui era riferibile un mosaico geometrico bordato ad archetti, sia la prima Mater Ecclesia di V sec. che le si era sovrapposta e a cui doveva appartenere la pavimentazione musiva con la raffigurazione di  pesci e cantharos fatta realizzare, come recita l’iscrizione, da Claro e Decenzio, fossero sorte al margine dei quartieri di nord-ovest della città romana. 

La necessità di tenere a vista l’importante ritrovamento che, prova inequivocabilmente come a Parma ci fosse stata una sola Cattedrale che nel tempo, per quanto rifatta e restaurata, aveva sempre tenuto grosso modo la stessa posizione di quella romanica, che ancora esiste, costringeva a una radicale riprogettazione della musealizzazione di questi spazi. Il nuovo percorso espositivo, curato in sinergia con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna parte proprio dalla città romana, i cui piani d’uso erano molto inferiori a quelli attuali,  e dall’esposizione di ceramiche ed arredi  ad essa pertinenti rinvenuti sotto il Vescovado e la stessa Cattedrale (es. domus degli stucchi, concessi in deposito permanente dallo Stato) cercando di far capire al visitatore i cambiamenti  che ha comportato nel tessuto urbano la costruzione del primo edificio cristiano della città, di cui sono  esposti i citati mosaici pavimentali e un fronte d’altare, che comportò la realizzazione di un polo sacro in contrapposizione a quello civile, mantenutosi nell’antica area forense, oggi grosso modo occupata da Piazza Garibaldi. Il riuso intenzionale dei marmi antichi di monumenti pagani nella prima Mater Ecclesia e poi nel Duomo romanico (es. statua di un togato rilavorata in epoca antelamica come arcangelo Michele o lastra raffigurante un erote reimpiegata come chiusura del loculo sotto l’altare in cui erano conservante le reliquie dei santi martiri protettori della città) segna la continuità ideale tra il vecchio mondo e la Cristianità .

Il percorso di visita, che contempla anche le probabili prime testimonianze di fede cristiana in città (calco dell’epigrafe funeraria di Bagienna Cleonis  (fine II- inizi III sec. d.C.) che presenta simboli pagani quali ad es. la dedica agli Dei Mani, ma anche cristiani come la figurina di un pesce il cui nome in greco (ixthus) è l’acrostico di Iesus Cristos Theu Uios Soter = Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore) e nel contado (es. lucerna con chrismon da una tomba da Carignano), prosegue con i cambiamenti avvenuti nella Cattedrale dopo il grande incendio del 902  e la sua ricostruzione nella posizione attuale, i suoi rapporti nel tempo col Battistero e il Vescovado e i loro rispettivi arredi (cfr. lastre scolpite dell’antica recinzione presbiteriale, statue di profeti, di Salomone e la regina di Saba, capitelli figurati e  leoni stilofori).

Un Museo Diocesano un po’ anomalo quindi rispetto alla tradizione, che costituisce il trait d’union tra la storia cittadina più antica, ampiamente illustrata dai reperti esposti nel Museo Archeologico in Pilotta, e il Medioevo e fa riflettere sul percorso di fede compiuto dagli antichi Parmenses.

Il Museo Diocesano “Benedetto Antelami”, sorto grazie al sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Fondazione Cariparma e Conferenza Episcopale Italiana, con contributi del Comune e della Diocesi di Parma, Fondazione Banca Monte, Fabbriceria della Basilica Cattedrale e, come s’è detto, al contributo scientifico del MIBAC – Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, è retto dalla Fabbriceria della Cattedrale. Il progetto è stato curato e realizzato dalla dott.ssa Manuela Catarsi (ispettore MIBACT) e dal dott. Don Massimo Fava (Diocesi di Parma), a cui va un ringraziamento speciale.

Una piccola guida a stampa contenente i testi dei pannelli che illustrano il percorso espositivo, edita nel 2003 e subito esaurita è stata sostituita nel 2004 da una pubblicazione più completa, seppure non ancora esaustiva, tuttora disponibile presso la biglietteria posta all’ingresso.

Leggi la documentazione sotto.

 

Vedi il decreto vescovile per la costituzione

Vedi l’articolo della Vita Nuova sui tesori del Vescovado

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