La Cattedrale di Parma è da 900 anni un luogo di arte, storia e sacralità. Qui sono custoditi i bassorilievi di Benedetto Antelami, le testimonianze dell’arte romanica e i grandiosi affreschi di Antonio Allegri detto il Correggio. Entrare in questo luogo significa vivere la fede, aprirsi all’arte e avvicinarsi a uno dei più preziosi tesori della Città.


L’edificazione

La Cattedrale fu edificata a partire dal 1074 dal Vescovo-Conte Guibodo a seguito del terribile incendio che distrusse la precedente basilica paleocristiana.

Da allora è sempre stato simbolo della viva tradizione religiosa della città, ma anche monumentale testimonianza d’arte, che nel corso dei secoli si è arricchita di inestimabili tesori. Qui l’essenzialità della scultura romanica convive con lo sfarzo della pittura rinascimentale, dando vita ad uno dei più suggestivi luoghi di fede dell’Emilia.


La cupola di Correggio

L’Assunzione della Vergine del Correggio è una grandiosa opera prospettica, dove luce, composizione e movimento si fondono in un capolavoro di illusionismo visivo.

A cavallo tra il linguaggio pittorico rinascimentale e l’audacia dell’arte barocca, questa cupola venne ben presto definita “scandalosa” da alcuni critici contemporanei. Ciò che più colpisce l’osservatore è indubbiamente l’Ascensione di Maria in cielo: un vorticoso intreccio di figure che accompagnano la Vergine verso il cerchio dei beati. Al centro della cupola vi è il Cristo, che discende dalla luce con una posa plastica e per l’epoca incredibilmente innovativa.


Il ciclo affrescato di Lattanzio Gambara

Un imponente ciclo affrescato che accompagna il cammino del fedele lungo tutta la navata centrale: è il racconto dipinto della Vita di Cristo e da episodi tratti dal Vecchio Testamento.

Sia la parete di destra, sia la parete di sinistra sono completamente occupate da affreschi, che seguono una precisa organizzazione tematica. Nei quadri sono raffigurati episodi del Nuovo Testamento, nei sovrarchi si trovano immagini tratte dal Vangelo, mentre nelle lunette sono riportate raffigurazioni di personaggi allegorici. Con questa imponente opera Lattanzio Gambara testimonia la propria formazione presso i Campi, ma anche l’influsso della pittura di Giulio Romano.


Il Cristo in Gloria dell’abside

Affrescato da Gerolamo Mazzola Bedoli, questo affresco restituisce in immagini l’intensità del mistero eucaristico e domina dall’abside l’intera cattedrale.

Al centro della rappresentazione è il Cristo, che mostrando ancora i segni del proprio sacrificio, ascende al cielo tra un tripudio di angeli e santi. La scena è dominata da un’intensa luce celeste e vede raccolti in un’unica composizione i simboli della passione, accompagnando il fedele in un cammino spirituale che procede dalla sofferenza terrena alla gloria divina.


La Deposizione dell’Antelami

È la prima grande opera nota di Benedetto Antelami, ma anche un capolavoro d’arte gotica. Faceva parte dell’ambone, luogo dal quale un tempo veniva proclamata la Parola di Dio.

Volendo osservare con attenzione la composizione ci si rende conto della modernità e dell’umanità che l’autore è riuscito a scolpire nel marmo. La scena ha un forte impatto drammatico: al centro vi è il Cristo, il cui corpo ormai inerme è sostenuto da Giovanni. Alla sinistra della Croce vi sono i centurioni, intenti a giocarsi a dadi le vesti del figlio di Dio. Personalissimo lo stile dell’Antelami, che pur realizzando quest’opera nel 1178 anticipa con notevole lungimiranza alcuni elementi della scultura gotica.


L’antica cattedra episcopale

È adornata da un gruppo marmoreo particolarmente denso di simbolismi, dove le scene delle Scritture si intrecciano con figure antropomorfe e vicende tratte dai racconti agiografici.

Da un punto di vista simbolico la cattedra episcopale è il simbolo della presidenza del Vescovo in occasione delle assemblee liturgiche all’interno della Cattedrale, che proprio da questo seggio prende il suo nome. I braccioli sono simmetrici e sono composti da due figure umane che, schiacciate da due leoni, incarnano l’allegoria della vittoria del Cristo sulla morte. Ai lati sono rappresentati altri episodi, come la battaglia tra San Giorgio e il drago e la conversione di Paolo.


Il portale d’ingresso e i due Leoni

Due grandi leoni di marmo sorvegliano l’ingresso delle Cattedrale: scolpiti nel 1281 da Giambono da Bissone sono uno dei simboli del Duomo.

La porta è invece opera di Luchino Bianchino, che la intagliò nel 1494. Osservando più da vicino i due leoni ci si rende ben presto conto che essi non sono perfettamente simmetrici. Anzi. Uno è di colore rosso, mentre l’altro è di colore bianco. Sembra che questa differenza possa essere interpretata come la duplice natura umana e divina di Cristo. I due leoni rappresentano il Signore e ne incarnano la forza, la capacità di sostenere la propria Chiesa e la vittoria sulla morte.


Cappella Valeri

Sulla navata di sinistra si apre questa cappella di decorazione quattrocentesca. Qui si intrecciano le mani di due diversi pittori, che affrescano le storie della vita dei Santi Caterina, Cristoforo e Andrea tratte dalla Legenda Aurea.

La cappella prende il nome dal suo committente, un importante membro della comunità cittadina che a seguito di un esilio scelse di farla affrescare per riabilitare la propria immagine. La cappella si distingue per l’inconsueta forma esagonale e per l’eleganza dei decori. La mano più riconoscibile è quella di Bertolino de’ Grossi, un pittore di spicco del panorama artistico della Parma quattrocentesca.


Cappella del Comune

Vi si accede dalla navata di destra e custodisce la storia di San Sebastiano, un arioso ciclo pittorico attribuito alla bottega di Bertolino de’ Grossi e voluto dal Comune in occasione di un’epidemia di peste.

La scelta di dedicare la cappella alla storia di San Sebastiano è dovuta appunto al fatto che questo santo fosse invocato contro la morte improvvisa causata dall’epidemia. Gli affreschi si distinguono per il ritmo lento del racconto, per la particolarità della gestualità dei personaggi e per uno stile pittorico più leggero rispetto a quello della Cappella Valeri.


I capitelli medievali

Un’enciclopedia per immagini scolpite nella pietra: così possono essere descritti gli innumerevoli capitelli medievali che si scoprono camminando per le navate della cattedrale.

Per la maggior parte si tratta di capitelli di tipo corinzio, con decorazioni vegetali e naturali. Ma non mancano capitelli diversamente decorati: è il caso ad esempio delle scene di caccia, delle narrazioni mitologiche, dei racconti biblici e delle scene tratte dalla vita quotidiana. Un tempo si presentavano come capitelli policromi, mentre oggi prevalgono la pietra nuda o le dorature cinquecentesche.


La cripta

Un fitto intrecciarsi di colonne e volticelle a crociera, che può essere paragonato ad un “giardino di pietra”. Qui sono conservate le reliquie di San Bernardo degli Uberti, patrono della Diocesi.

Si ipotizza che le colonne impiegate in questa cripta siano state recuperate dall’antica città romana, andando così ad instaurare un’ideale continuità tra la città antica e la Cattedrale. Da notare la statua che rappresenta San Bernardo e che si trova al centro della cappella a lui dedicata e rimaneggiata nel corso dei secoli. Dalla cripta si accede inoltre a due preziose cappelle rinascimentali: la cappella Rusconi e la cappella Ravacaldi.


Cappella gentilizia Rusconi

È la cappella laterale di destra della cripta e conserva gli eleganti affreschi voluti dal Vescovo Giovanni Rusconi nel 1398: magnifico l’affresco votivo che domina la cappella.

Questo affresco rappresenta il Vescovo inginocchiato accanto al trono della Vergine e raccolto in preghiera. Il resto della cappella è dominato dalle raffigurazioni dei profeti, attribuite a botteghe padovane, e dalle immagini degli Evangelisti racchiuse in eleganti cornici. Di particolare interesse è la raffigurazione della Trinità, che consiste nella sovrapposizione dei tre volti divini e che all’epoca venne considerata una scelta poco ortodossa.


Cappella Ravacaldi

È l’altra cappella laterale della cripta. Qui è conservato l’affresco dell’Annunciazione e il ciclo pittorico delle storie della Vergine, testimonianze del fine gusto narrativo attribuito alla bottega di Bertolino de’ Grossi.

Anche in questo caso la cappella prende il nome dal suo committente, un canonico la cui figura sembra essere riconoscibile all’interno dell’affresco dell’Annunciazione. Da notare la particolare attenzione dedicata ai dettagli e alle fisionomie, che fanno di questi affreschi un interessante esempio della pittura quattrocentesca.